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SHOWUP “Come posso ricordare il volto che non so dimenticare”

Direzione artistica: Maria Vittoria Maglione  

Regia: Eirene Campagna

Coreografia e progetto video: Simone Liguori

Il Marte vi invita a partecipare ad uno spettacolo di teatro danza intenso e toccante, vi aspettiamo martedì 28 gennaio alle ore  19.00 lasciandovi con le parole con cui la compagnia Dance Factory presenta il suo lavoro:

“Sarebbe troppo ambizioso da parte nostra parlare di uno spettacolo e parlare di Shoah, quello che vogliamo mostrarvi è un viaggio, e in un certo senso un viaggio fisico, realmente avvenuto, nel 2016 quando abbiamo avuto il primo contatto con i componenti della famiglia Skall, e quando grazie a loro abbiamo scoperto i protagonisti di una storia che conoscevamo solo troppo superficialmente.

Heinz Skall è il protagonista di questa lunga storia, la cui vicenda, durante gli anni della guerra e della persecuzione per mano del regime nazista e fascista, è stata ricostruita dalle sue figlie ed è da questo racconto che abbiamo preso spunto.

«Rimasi fulminato come una lampadina. Decisi di morire. Ma non successe. Per dieci anni la mia vita fu sconvolta, cambiò radicalmente binario e spirito»[1], scrive nel 1995 Fabio Mauri, ricordando, quando a guerra appena conclusa e appena aperti i cancelli di Auschwitz, si imbatté nelle prime foto dei campi di sterminio.

Approcciarsi alla tematica della Shoah può essere devastante, approcciarsi alla tematica della Shoah dopo che per troppo si è sfruttato il suo effetto mediatico può esserlo ancora di più.

Questo è il motivo per cui la nostra scelta è stata radicale, e quindi abbiamo deciso di essere radicalmente liberi: nello spazio, nel tempo, nella storia di Heinz, nella storia dell’Olocausto, nella storia dell’umanità.

Questo è il motivo per cui la narrazione non presenta una cronologia ben definita, ma ci muoviamo nelle trame della storia attraverso i nostri corpi su musiche che a volte fungono da tappeto altre volte sono in noi intimamente intricate.

Il ricordo non viene inteso come semplice esperienza del passato, ma come uno dei principali attori che guida colui che vive da spettatore questo viaggio.

Agiamo, quindi, innanzitutto su noi stessi attuando un cammino di crescita, ma allo stesso tempo vogliamo portare lo spettatore ad un coinvolgimento immediato o progressivo che da visivo si tramuta in una riflessione profonda, fino ad arrivare alla scelta attiva di una posizione.

 

Per tutto quello che può essere stato poco chiaro, sbagliato, meraviglioso o semplicemente bizzarro, restiamo a vostra disposizione dopo lo spettacolo per un dibattito.”

[1] F. Mauri, The Jewish and Myself, 1995, in Fabio Mauri, scritti in mostra. L’avanguardia come zona. 1958-2008, a cura di F. Alfano Miglietti, Il Saggiatore, Milano 2008, pp.257-8.

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