Inaugurerà il prossimo 3 giugno, a Cava de’ Tirreni, presso il MARTE- Mediateca Arte Eventi, la mostra collettiva degli artisti Angelo Giordano, Raffaele Battista e Massimo Giorgi, vincitori dell’Edizione 2016 del Premio Art-e, rispettivamente nelle sezioni “Pittura”, “Fotografia” e “Scultura/Installazione”.

La rassegna sarà la prima del ciclo itinerante di 4 esposizioni organizzate dall’Associazione culturale Accademia delle Arti di Veroli (FR) – Ente promotore del Premio Art-e – tramite la Galleria d’Arte SEAC di Veroli (FR), allo scopo di promuovere le produzioni degli artisti vincitori dell’edizione 2016 del contest.

Altre prossime tappe del ciclo di mostre premiali saranno Roma (presso il MUEF ArtGallery, dall’8 al 15 luglio), Milano (presso la Galleria Spazio E, dal 30 settembre al 6 ottobre) e Benevento (spazi espositivi della Rocca dei Rettori, dall’8 al 15 ottobre). All’ultima tappa della manifestazione – nella suggestiva cornice longobarda – esporranno le loro opere i 48 artisti partecipanti all’Edizione 2016 del Premio.

A latere dell’evento principale, in ciascuno dei predetti appuntamenti, si terrà un’esposizione collaterale dell’artista Luciano Costantini (Direttore dell’Associazione culturale Accademia delle Arti), dal titolo “The red line project”, che nelle intenzioni del poliedrico autore ha lo scopo di unire con un “fil rouge” le performance degli artisti partecipanti all’edizione 2016 del Premio Art-e durante tutte le tappe Italiane.

I critici d’arte Massimo Rossi Ruben e Francesco Giulio Farachi, curatori dell’Edizione 2016 del Premio Art-e, hanno realizzato le seguenti schede critico-informative per ciascuno dei tre vincitori del contest e per Luciano Costantini, autore dell’opera che verrà presentata a latere dell’evento principale:

Angelo Giordano
Vincitore del I Premio Sezione Pittura con l’opera ”Diavolo metropolitano”

Angelo Giordano – artista formatosi attraverso lo studio delle correnti del Secondo Novecento – fa leva, per la creazione delle proprie opere, sulla singolare riconosciuta abilità di creare ambientazioni di espressionismo gotico, che diventano il proprio modus di interpretare il contemporaneo riproducendone il disagio e la decadenza attraverso riferimenti e citazioni di lavori e cronache d’altri giorni. Da questi spunti tematici – che diventano complementi indispensabili per la lettura in filigrana del dramma che sottostà – prende corpo un cartello di personaggi che sono la trascrizione illuminata di quanto accade nella realtà e – per contrappunto – nella forzatura di essa, che ci viene proposta e alterata dal mondo della comunicazione, con tutte le possibili e fatali declinazioni sulla riproducibilità dell’opera d’arte nel XXI secolo.
La ricerca estetica e il discorso cromatico che si situa alla base di una tavolozza di suggestione fauve, dove l’edonismo decorativo e la pastosità del colore creano e scandiscono campiture di arcaica solennità, pongono l’esperienza di questo giovane e poliedrico artista campano tra le testimonianze più significative del panorama artistico del suo tempo.

Raffaele Battista
Vincitore del I Premio Sezione Fotografia con l’opera “Sogno d’inverno”

“Andare oltre la superficie delle cose”: questo è l’assunto per riuscire a comprendere il senso del lavoro di Raffaele Battista, artista-fotografo la cui esperienza si colloca tra le più valide imprese correlate alla disciplina dell’immagine riprodotta in reflex.
Per arrivare allo “scatto perfetto” – quello dell’enfasi cromatica che tipicizza e rende distinguibile il suo più recente ciclo di opere stampate su supporto fine art, interpolando l’incidenza della luce con le numerose altre variabili proprie del mestiere ormai declinato al digitale – Battista pone in essere un collaudato sistema di trazione a “stratta”, formula ideale di equilibrio e proporzione tra diaframma ed esposimetro, restituendoci un paesaggio “altro”, entità immaginifica che origina dai filtri estetici di un artista che è anche “artigiano”, con quel distillato di colore che è anche evanescenza, in cui tempo primordiale e tempo presente coesistono e a tratti addirittura si confondono. Narrazione e nitore, dunque, ma soprattutto dialogo espressivo, intervengono a caratterizzare l’arte di Battista, che rielabora il fondale a vantaggio di una lettura evocativa dove mai contumace è la lezione di Bernd e Hilla Becher, interpretazione di movimento e indagine, dove implicito è il transfert della propria personalità.

Massimo Giorgi
Vincitore del I Premio Sezione Scultura/Installazione con l’opera “Avvolgenze”

Le opere di Massimo Giorgi trovano un proprio parallelo figurativo nelle tematiche del fulgore futurista, quando i volumi ellittici e le forme aerodinamiche costituivano il modus per interpretare il mito della velocità, dei processi industriali, della “macchina” e dell’entusiasmo sfrenato di quegli anni di scoperte tecnologiche. La materia diviene allora oggetto di esperimento metamorfico, attraverso il quale l’artista si emancipa dal “vecchio” e dalla statica condizione ottocentesca a favore del progresso e delle innovazioni, entità-tramite per il Modernismo nel processo di “ripensamento” della manualità. La perizia tecnica dello scultore si mette dunque al servizio della propria vocazione plastica, facendosi linguaggio materico nella trasformazione dei volumi: in nichel, metallo, ferro e soprattutto in alluminio, ispirandosi alle superfici lucide e riflettenti delle carlinghe aeree che incominciano a solcare i cieli. Nuove forme – sempre più tese ed esasperate – vengono allora progettate come entità surreali, ricche di quel vorticismo che sta alla base del movimento che le ha ispirate, con gli inevitabili accenti chiaroscurali della cultura decadentista. In tal senso, la frammentazione dei volumi di Giorgi ricrea quegli effetti di singolare rilucenza del modellato, a sottolineare una tensione che diventa elemento totemico dalla verticalità sacrale, dove i registri a raso traducono il terrore della caducità della vita.

Luciano Costantini
Evento collaterale “The red line project”

Artista poliedrico votato alle declinazioni del digitale, Luciano Costantini interpreta i segni del proprio modernismo attraverso la logica deduttiva dei colori primari, riversandone gli esiti nelle geometrie sregolate di tavole e piani dal fortissimo impianto tachista. L’espressione che ne deriva, pur ispirandosi all’omonima corrente, presenta quegli elementi identitari di novità che si situano alla base di una ricerca cromatica di matrice autoriale, che sdoganano la lezione estetica di Costantini-homo faber nel rapporto sinestetico dei simboli, “lingua ufficiale” dell’arte contemporanea.

Il serial show di Costantini ha avuto inizio a Miami nel 2015, nell’ambito della rassegna internazionale denominata “Miami meets Milano” (curata da Vittorio Sgarbi, Salvo Nugnes ed Elena Gollini) e continua ora con l’esposizione al MARTE-Mediateca Arte Eventi di Cava de’ Tirreni per poi proseguire con altre date a Roma, Milano e Benevento.

“The red line project”, dunque, tende quella sottile linea rossa immaginata dalle correnti stilistiche del Secondo Novecento tra gli Stati Uniti e l’Italia; una missione possibile tra culture diverse ma complementari, idealizzando un ponte tra le due coste ma anche un’unità intellettiva e progettuale tra le tematiche sviluppate da artisti che operano a diverse latitudini, interessando i punti identitari del Bel Paese, ricchi di storia e tradizione, con la spinta propulsiva di personalità del mondo dell’Arte legati dal filo rosso della passione.

All’inaugurazione dell’evento – sabato 3 giugno, alle ore 18 (con apertura e preview delle sale espositive per il pubblico e la stampa alle ore 16.00) – interverrà Salvo IAVARONE, Presidente della CONFASSOCIAZIONI INTERNATIONAL.

La mostra presso il MARTE – Mediateca Arte Eventi di Cava de’ Tirreni resterà aperta fino al prossimo 18 giugno, dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 16:30 alle 20:00.
Ingresso gratuito.

Ingresso gratuito